15 dicembre, 2011

Avevo


Avevo 20 anni.
Stavo lavorando.
Cazzo.

E dire che mi stavo divertendo, ormai avevo imparato il lavoro, andavo in automatico, in più con Carlo e Alex ci si divertiva da matti, ti alleggerivano la giornata.
Insomma, davvero niente male.
Sì, si faticava, tornavo a casa distrutto e non riuscivo neanche a studiare una mezza pagina, però la soddisfazione di tenere qualche soldo in tasca per non pesare totalmente sulle spalle dei miei era enorme.
Ed io stavo bene.
Peccato che sia finita così.
C'era quella ragazza che mi piaceva tanto, stavamo decisamente bene insieme. Poteva essere una breve storia senza alcun significato oppure l'amore della mia vita. Non importa.
Quel che importa è che non l'ho vissuta. Non ci ho sofferto o goduto per quella relazione.
E non saprò mai come sarebbe potuta finire.
Cazzo.
Dire addio a tutti non è per niente semplice. Addio porca puttana, addio!
Nè arrivederci nè niente. Addio.
Ma cosa sto dicendo? Non ho avuto modo di dire addio a nessuno, nemmeno quello.
Cazzo.
Chissà mia madre, non ci posso neanche pensare.
E al piccolo Tommy, ora con chi crescerà? Senza nemmeno un fratello maggiore. Non vedrò muovere i suoi primi passi.
Cazzo.
L'università! Ero ormai al secondo anno, certo non ero in regola con gli esami ma cosa vuol dire? Mi piaceva, mi immaginavo laureato, soddisfatto del duro sacrificio e perché no, magari avrei anche trovato un bel lavoro con una paga sicura.
Ma chi cazzo sto prendendo in giro. Ormai non ha più senso, non farò niente di quello che avevo immaginato.
Mai!
Cazzo.
Ci sarà pure del buono qui, almeno quei vent'anni di vita me li sono fatti, c'è chi nemmeno quello.
Effettivamente me la stavo 'godendo', la vita mi piaceva, anche se era così stronza.
Mai stronza quanto la morte, certo.
Ed ora non potrò neanche quel libro che mi ero comprato con i soldi di quel lavoro assassino.
Mi stava piacendo, finalmente mi avvicinavo alla lettura con forza.
Non saprò mai come andrà a finire.
Un po' come con tutto il resto.
La cosa più brutta è che non saprò mai cosa sarei diventato un giorno, non ho avuto modo di riuscire, sbagliare, fallire, sbattere contro i muri, rialzarmi.
Che merda di situazione.
A volte ci avevo anche pensato, 'e se tutto finisse domani'?
Ma la realtà è completamente diversa da un lontano pensiero.
Credimi.

Cazzo.

Stavo lavorando.
Avevo 20 anni.
Ancora non posso crederci.
Cosa farò adesso?







Aiutino: il post è stato ispirato da questa notizia.


16 commenti:

OrsaBIpolare ha detto...

Vivrai altri 20 anni di merda! =D

(ma vedrai che quando meno te lo aspetti scoprirai di essere vivo).

r3dz ha detto...

è una bella domanda ma anche irrilevante per certi versi: ciò che conta è che può migliorare.

Norma ha detto...

Farai da ispirazione alle romantiche fantasie di chi è rimasto.
I morti sono un'esperienza conclusa.

Hombre ha detto...

una volta morivi a 33, stai peggiorando amico.
Un giorno morirò e guardo il lato positivo: non dovrò più preoccuparmi di sistemare il cassetto dei calzini/mutande.

Josef K. ha detto...

Urge una precisazione, il post è stato ispirato da questa notizia, ma neanche troppo.

A quanto pare sono un pessimo scrittore.
O voi degli ottimi cretini.
Facciamo la seconda dai, sennò mi deprimo.

OrsaBIpolare ha detto...

Sentivo infatti che avrei voluto farti qualche domanda prima di commentare, invece ho evitato.
Perchè sono un'ottima cretina!

Però anche se suona male, mi fà piacere che stessi pensando alla vita di un altro.

Kisciotte ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Kisciotte ha detto...

@Josef K.
Ho eliminato il commento sopra. Era una spiritosaggine riferita al tuo commento qua sopra. Niente di che, ma non mi andava che si riflettesse anche sul tema del post, che ho già letto venerdì.
Mi andava di correggere.
Ciao

Sileno27 ha detto...

non ti rimane nemmeno un cervello funzionante per rimuginare sui tuoi rimpianti.

e quindi nulla, l'unica cosa che puoi fare è nutrire i vermi.

Giovy ha detto...

Mi viene un'infinita tristezza nel pensare alle morti sul lavoro.
A 20 come a 50 anni

Conte di Montenegro ha detto...

Si può morire sul lavoro, eccome!
Settimana scorsa mia zia bibliotecaria è morta a lavoro; le si era appena presentata davanti una ragazzina che le chiedeva "il più bel libro degli ultimi anni: "Il giorno in più" di Fabio Volo".
Hanno trovato mia zia impiccata per la disperazione nel corridoio dei "grandi classici".

Bill Lee ha detto...

almeno smetterai di ascoltare jovanotti, che ha veramente rotto i coglioni.

ilbuendia ha detto...

a 20 anni sei ancora in quell'età
per cui nella tua testa morire è una cosa impossibile.
Capita solo agli altri, è una cosa difficile.
Capita ai vecchi, nei giornali o in tv.

Topper ha detto...

Tutti si ricorderanno di te per qualche giorno, si parlerà di te sui giornali, in tv e in qualche sito web. Poi tornerai ad essere uno sconosciuto. Ma per te non sarà più un problema.

Anonimo ha detto...

josh, per dio bastardo, dammi un link funzionante per scaricare L'Illusionista di Chomet, dai, tu che sei un mezzo hacker del cazzo o roba simile.

Bill lee

Josef K. ha detto...

Bill, hacker lo sarai tu.
Ora ti oscuro il blog.

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